Leggere “Il cammino dell’uomo” di Martin Buber

Perché sentiamo il bisogno di leggere?

Come mai le storie ci catturano fino a rubarci il sonno? Per quale motivo scegliamo con cura un’opera letteraria? Perché raccontiamo le fiabe ai bambini?

Perché la narrazione è un’esigenza umana.

Fin dai primordi dell’umanità, l’uomo ha sentito come necessario dare un senso all’esistenza, chiedersi il significato degli accadimenti: chi ha creato il mondo? Chi la vita? Da dove viene il male e chi sono io e perché esisto?

Da qui sono nati i grandi miti, le grandi battaglie fra gli dei, e su di essi sono state proiettate le caratteristiche umane: la bellezza, l’intelligenza, l’amore, la gelosia, l’invidia, l’odio e la morte, come a voler spiegare il mistero che ci avvolge.

E mentre ascoltiamo i miti, sentiamo di fare parte dell’umanità, di una cultura, prendiamo in considerazione i valori etici necessari al vivere, capiamo cosa è bene e cosa è male. E tutti, leggendo, veniamo per immedesimarci nei personaggi, o ne prendiamo le distanze perché riconosciamo in essi una “alterità” che si oppone a noi nella diversità e che non ci lascia indifferenti.

Sì, la finzione narrativa ci plasma la mente e suscita emozioni. 

E così scopriamo che raccontando o leggendo un mito, una storia, una parabola, offriamo la possibilità a chi ci ascolta di viaggiare con la mente, di entrare nelle profondità del proprio cuore e nel contempo di offrire un piccolo spazio di cura per l’anima.

Al termine, non è importante se una nozione si è aggiunta al proprio bagaglio culturale, ma se è emersa anche una sola domanda di riflessione: “ed io dove mi pongo? Perché? Cosa avrei fatto io? Che risonanza ha avuto in me questa storia? Che senso ha tutto questo? Così cogliamo come le domande siano più importanti delle risposte e come le risposte siano personali.

Le domande sono la segnaletica del cammino della nostra vita.

Possiamo decidere di affrontarle, come di soffocarle stordendoci con i tanti rumori della nostra mente. Del resto cercare le risposte è un percorso impegnativo verso le nostre profondità e richiede calma, pazienza, tempo ed energia.

Perché leggere Il cammino dell’uomo

Tutto questo io stessa l’ho sperimentato leggendo un volumetto, ma decisamente grande per la sua portata, di Martin Buber: Il cammino dell’uomo pubblicato dalle edizioni Qjqaion. L’autore fu uno studioso attento del Chassidismo, movimento mistico spirituale sorto verso la metà del XVIII secolo in seno all’ebraismo dell’Europa orientale.

Il cammino dell’uomo è la trasposizione di una conferenza che Buber tenne al congresso di Woodbrook, a Benveld, nel mese di aprile del 1947.

I capitoli da cui è composto sono le tappe di un itinerario di crescita umana e di conoscenza di sé.

Ognuno di essi si apre con un racconto chassidico che cattura immediatamente l’attenzione. Il lettore si trova catapultato, come spettatore invisibile, nella scena vivida che gli si presenta leggendo. Ascolta il dialogo che avviene tra i protagonisti, se ne fa una idea, arriva ad una conclusione e capisce all’improvviso di aver preso una strada sbagliata, perché il rabbino interpellato va oltre l’evidenza e rivela una realtà “altra”.

Allora l’osservatore deve virare verso altri lidi quando intuisce che il racconto è su un altro piano.

Vediamo come.

Dove sei?

Il primo aneddoto prende spunto da Genesi 3.

Tutti noi conosciamo l’episodio biblico sulla creazione del mondo. Sappiamo che Dio mette in ordine il Caos primordiale trasformandolo in un giardino e crea il terrestre, Adamo, plasmandolo con dell’argilla e dal suo fianco la donna. L’ uomo e la donna oltrepassano il limite posto da Dio. Allora si aprono i loro occhi, scoprono di essere nudi e si nascondono.  Alla brezza del giorno, Dio passeggia per il giardino e cerca l’uomo.

Proviamo ad immaginare la scena: lo cerca ovunque, sembra angosciato e allora chiama, mi verrebbe da dire, grida: “Adamo dove sei?”. E alla fine il suo appello riceve risposta.  Ma come mai Dio Onnisciente non sa che l’uomo si è nascosto?

Qui inizia il breve racconto di Rabbi Shneur Zalman,“il Rav della Russia” incarcerato a Pietroburgo, che viene interrogato dal comandante delle guardie sulla questione cruciale della onniscienza di Dio.

Qual è la risposta? “Ebbene – riprese lo zaddik – in ogni tempo Dio interpella ogni uomo:

“dove sei nel tuo mondo? Dei giorni e degli anni a te assegnati ne sono già trascorsi molti: nel frattempo tu fin dove sei arrivato nel tuo mondo? (…) Dove ti trovi?”.

Perché “Adamo sei tu”.

Rispondere alla vita

Sentiamoci allora interpellati dalla domanda “Dove sei?”. Badate bene: non “Chi sei?”.

Qui non si tratta di iniziare un percorso personale di conoscenza di sé, quanto piuttosto un itinerario per rientrare in sé, dove risiede l’essenza più vera di me, dove risiede quell’unicità che è solo mia, dove io ascoltandomi nelle mie profondità, posso percepire il mio valore e la mia dignità.

Sono un valore nonostante le cadute.

E dalla consapevolezza di questo nascondimento a me stesso e, per un credente come Buber, a Dio, inizia il cammino, “il sempre nuovo inizio del cammino umano”. Ma attenzione: il rientrare in sé è un atteggiamento dinamico.

Non ha come scopo il fermarsi in sé come in una trappola, è piuttosto un ripartire. È percorrere la mia, e solo mia, particolare strada.

Non quella più facile né quella che vorrebbero gli altri per me.

È assumersi la responsabilità della propria vita, meglio, è rispondere alla vita e mettere a frutto i talenti.

Ma come capire il mio personale percorso?

E da dove cominciare? In che modo seguire il cammino personale? E come mai, talvolta, vivo interiormente il conflitto e mi sento frammentato, pur sapendo di essere nella strada pensata per me? E soprattutto, qual è il fine del mio camminoNon intendo rivelarvi le risposte… leggetelo. Ne vale la pena.

Un consiglio prima di concludere: il Cammino dell’uomo non va letto tutto d’un fiato, ma va “ruminato” e meditato.

Buon cammino!

 

PER APPROFONDIRE

Autore: Maria Elena Zonta

Classe 1966. Laurea in Lettere, diploma in Scienze Religiose presso la facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Counselor. Insegno Religione Cattolica al Liceo G.B. Brocchi di Bassano del Grappa. Amo il mio lavoro sempre nuovo e la relazione con gli studenti.

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