Zitta!: un romanzo “terapeutico”

Consigliare un libro che è diventato parte di noi non è un’operazione facile. Non si tratta solamente di suggerire un titolo, ce ne sono a migliaia, ma di spiegare le ragioni per cui un’opera è divenuta significativa. È fare venire alla luce i motivi per cui, in un preciso momento storico, uno scritto ci ha coinvolto in profondità.

Forse ci ha trasportato in altri mondi, dove abbiamo vissuto avventure straordinarie, lontano dalla quotidianità talvolta noiosa, forse ci ha aiutato a spezzare le catene mentali che ci impedivano di sentirci liberi, forse ci ha accompagnato per mano ad esplorare parti di noi nascoste, dimenticate, che chiedevano di giungere in superficie.

La nostra vita entra nella storia e si rivela pagina dopo pagina.

Un libro ci piace quando ha fatto vibrare alcune corde della nostra anima.

Fare pace con la nostra storia

L’estate scorsa ho letto un romanzo particolare ed inconsueto: Zitta! di Alberto Pellai e Barbara Tamborini.

Il titolo, aspro nella sua grafia, viene addolcito da una piccola premessa accattivante con cui gli autori presentano il libro:

“Le parole per fare pace con la storia da cui veniamo”.

La storia di Angela narrata in questo libro è il mezzo con cui gli scrittori, professionisti nella relazione d’aiuto, invitano il lettore ad approfondire le relazioni fondamentali e fondanti della nostra personalità: quelle con i nostri genitori a partire dalla “Teoria dell’attaccamento di Bowlby”, per poterci riconciliare con mamma e papà.

Angela è una donna di quarant’anni, infelice e bizzarra nello stesso tempo.

In crisi con il marito, vive per Chiara, unica figlia, senso della sua esistenza. La vita della donna si dipana con feedback nel passato che aiutano il lettore a comprendere il vissuto difficile della donna, essendo stata una figlia non accettata dalla madre, poco amata, spesso criticata ed osteggiata per i suoi comportamenti da ribelle.

L’esistenza della donna scorre tra fughe reali dalla casa di famiglia e fughe emotive da persone a lei vicine, fino ad una malattia che la coglie all’improvviso…

La teoria dell’attaccamento di Bowlby

Interessante del romanzo è su che cosa gli autori hanno voluto riflettere: sui legami di attaccamento con i genitori, soprattutto con la madre, che si instaura fin dalle prime ore dalla nascita del figlio.

Questo dipende dalla risposta che la madre è in grado di dare al bisogno di accudimento del piccolo.

Se saprà rispondere in modo pronto e funzionale alle necessità del bimbo, egli percepirà che c’è una base sicura capace di accoglierlo sempre, anche quando si allontana per esplorare il mondo. Il bambino diverrà un adulto sano, felice e fiducioso in sé stesso.

Se però la mamma si mostrerà incostante, o fisicamente assente, arrabbiata e nervosa per le richieste del figlioletto, il bimbo percepirà la tensione e la fatica della madre di essere presente in toto per lui, ne percepirà l’incapacità di mettersi in relazione emotiva ed empatica, l’indisponibilità della mamma di essere vicina e di sostenerlo nella crescita.

Allora il bambino manifesterà un attaccamento ansioso. Diverrà apprensivo verso chi si occupa di lui temendo che questi possa scomparire o non essere d’aiuto nel momento del bisogno. A causa di questa incertezza il bambino sarà incline all’angoscia di separazione, tenderà ad aggrapparsi alla madre ancor di più e limiterà l’esplorazione del mondo.

Se invece il bambino sperimenta il rifiuto della madre ogniqualvolta necessita di aiuto, perderà la fiducia nell’altro e imparerà a diventare autosufficiente sul piano emotivo, spesso aggressivo e arrabbiato. Lo stile di attaccamento in questo caso diverrà evitante.

Un romanzo “terapeutico” 

Gli stili di attaccamento rimangono latenti in noi per emergere ogniqualvolta cadiamo nella stanchezza, nello stress o nel dolore.

Sono una richiesta di aiuto rivolta a chi ci ama perché si prenda cura di noi.

La novità di questo libro consiste nel fatto che Zitta! è un romanzo “terapeutico” o di “autoaiuto” perché ogni capitolo, denominato a partire dall’esperienza esistenziale della protagonista (Attaccamento, Fiducia, Il valore di sé, Ruoli, Trauma, Intimità, Sessualità…) è corredato da alcuni “compiti per casa” per il lettore, costituiti da brevi trattazioni teoriche, alcune domande esplorative e una parte pratica, di azione.

Attraverso questi esercizi il lettore che si prenderà del tempo per riflettere, non solo comprenderà i meccanismi comportamentali di Angela, ma verrà anche a scoprire i propri meccanismi.

Chi legge, se vuole raggiungere una maggiore consapevolezza di sé, deve recuperare i ricordi, rivivere gli stati d’animo.

A conclusione, poi, Alberto Pellai e Barbara Tamborini consigliano la visione di un film capace di offrire un ulteriore sguardo sul tema.

Il romanzo non è certamente di evasione.

Va letto adagio, richiede concentrazione, silenzio e il desiderio di compiere un cammino nel labirinto interiore della memoria.

Sì, necessita di un po’ di fatica, ma è certamente liberante.

 

PER APPROFONDIRE

Autore: Maria Elena Zonta

Classe 1966. Laurea in Lettere, diploma in Scienze Religiose presso la facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Counselor. Insegno Religione Cattolica al Liceo G.B. Brocchi di Bassano del Grappa. Amo il mio lavoro sempre nuovo e la relazione con gli studenti.

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