Il lavoro del futuro

I robot ci ruberanno il lavoro?

L’abbiamo chiesto, provocatoriamente, all’esperta di impresa 4.0 Annalisa Magone, che all’inizio dell’anno è stata ospite di Segnavie. Orientarsi nel mondo che cambia, ciclo di incontri che ho contribuito a far nascere nel 2010.

Se a gennaio avevo trovato questa conferenza – intitolata Il lavoro che serve. Persone nell’industria 4.0 – ricca di stimoli, riguardandola oggi, alla luce della pandemia di covid-19 e degli sconvolgimenti in atto, credo offra chiavi preziose per farci trovare pronti dal mercato del lavoro che sarà.

Un mercato in cui la capacità di imparare ad imparare e la disponibilità a prendersi cura della propria e dell’altrui umanità saranno due chiavi fondamentali per fare la differenza.

Ma procediamo con ordine.

Orizzonte 2036

Come osserva Carlo Alberto Tenchini tra le pagine del Corriere della Sera, le rivoluzioni industriali durano sempre meno.

La prima è durata circa ottant’anni, la seconda quaranta, la terza non più di trenta. La durata della quarta, legata alle innovazioni tecnologiche, è stimata tra i cinque e i dieci anni.

I bambini che hanno incominciato oggi le elementari finiranno la scuola media nel 2027, quella superiore nel 2032 e l’università, presumibilmente, nel 2036.

Quali competenze serviranno nel 2036? Come saranno la società e il nostro mondo nel 2036?

Di fronte a noi c’è un cambiamento epocale, su questo ci sono pochi dubbi. Lo scenario però è ambivalente e le certezze sono poche. Oggi più che mai.

Cosa possiamo fare quindi? Non ci sono soluzioni certe. L’unico atteggiamento che sicuramente non possiamo permetterci è l’immobilità.

Vietato stare fermi a guardare.

Una certezza però ce l’abbiamo. Le persone avranno bisogno di aggiornare continuamente e velocemente le proprie conoscenze, riqualificando incessantemente la propria professionalità.

Tutti dovranno imparare ad imparare. Lungo tutto l’arco della vita.

Dimentichiamoci quindi percorsi di studio rettilinei e regolari e abituiamoci a “divagare” in maniera intelligente, nutrendo passioni e sensibilità. E affinando le nostre qualità umane. Vale a dire coltivando l’essere e non soltanto il nostro fare.

Imparare ad imparare

Quindi le organizzazioni, i loro leader, tutti noi dovremo diventare lifelong learners, cioè persone capaci di apprendere lungo tutta la nostra carriera. Anzi, è bene ribadirlo, lungo tutta la nostra esistenza.

Per diventare leader del cambiamento dovremo imparare ad essere leader dell’apprendimento. Ne ho parlato anche in questo post.

Nel lavoro sarà sempre più importante saper comprendere i valori delle organizzazioni in cui lavoriamo e immaginare futuri possibili, per portarle, giorno dopo giorno, verso il cambiamento desiderato.

Servono quindi persone e forme organizzative che sappiano apprendere, fare sperimentazioni collettive, sbagliare, correggersi rapidamente e acquisire competenze con altrettanta rapidità.

Nel lavoro che verrà l’adattabilità e l’intelligenza del sistema produttivo sarà un ibrido persona-tecnologia:

le persone dovranno conoscere le macchine e le macchine imparare dalle persone.

Lavoro 4.0

La quarta rivoluzione industriale mette in discussione la nostra percezione del lavoro: il tempo, lo spazio, quanto investiamo sul lavoro… è tutto più flessibile, immaginifico, bisognoso di coinvolgere responsabilità individuale.

Oggi le 8 ore con la testa “staccata” non bastano più, ai lavoratori è richiesta una partecipazione a queste trasformazioni e le organizzazioni dovranno studiare modi per premiare questo coinvolgimento e incrementare la motivazione. Il lavoro sarà sempre più eterogeneo, intenso, incerto. Sarà sempre più necessario saper pensare in maniera sistemica.

Dovremo imparare a gestire la complessità, l’astrazione, il problem solving, ad agire di nostra iniziativa.

Per arricchire qualitativamente il lavoro dovremo mettere in gioco la nostra qualità umana. Sarà necessario.

Per questo sarà sempre più importante possedere doti di comunicazione e saper lavorare in team. Dovremo mettere in campo le potenzialità e le capacità soggettive necessarie per l’arricchimento qualitativo del lavoro.

Nell’impresa che si fa intelligente ciò che si è, in definitiva, conta più di ciò che si fa.

 

GUARDA IL VIDEO DELL’INCONTRO

 

PER APPROFONDIRE


Autore: Roberto Fioretto

Classe 1979, laurea in Comunicazione, dottorato di ricerca in Sociologia, master in Counseling. Communication manager. La mia sfida quotidiana? Comunicare la filantropia. Counselor con il pallino dello sviluppo organizzativo. Osservatore appassionato dei sistemi che le persone attivano entrando in relazione. Amo esplorare le culture organizzative e considero come la parte più importante del mio lavoro mettere in contatto le persone (e me stesso) con il loro potenziale più alto. Ho ideato Counseling Post per far dialogare tre grandi passioni: comunicazione, psicologia e sociologia.

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