Ritrovare se stessi con i fumetti: le applicazioni nel counseling

Con 200 milioni di euro di fatturato, il mercato italiano dei fumetti si aggiudica la quarta posizione a livello mondiale. Davanti a noi – in cima alla classifica – il Giappone (4 miliardi di euro), seguito da USA (840 milioni di euro) e Francia (459 milioni di euro). Subito dopo, al quinto posto, troviamo la Spagna (90 milioni di euro).

Un mercato di cui si sa e si parla poco, che tuttavia, come testimoniano questi dati, sta vivendo un’interessante evoluzione.

Batman, Superman, Wonder Woman, Spiderman, gli Avengers… sono nomi che richiamano alla mente le avventure di supereroi ormai entrati a far parte a pieno titolo della nostra cultura.

In passato i fumetti sono stati considerati un passatempo da bambini o al più da nerd, oggi però i numeri ci dicono che lo scenario è cambiato: la passione per i fumetti ha contagiato persone di ogni sesso ed età.

Raccontami una storia

“Dimmi un fatto e apprenderò, dimmi una verità e crederò, ma raccontami una storia e vivrà nel mio cuore per sempre.”
Antico proverbio indiano

La percezione che abbiamo di noi stessi è un intreccio inestricabile tra quello che (ci) raccontiamo e quello che gli altri raccontano di noi. Le storie hanno un impatto profondo sulla nostra identità o, meglio, sul nostro processo di identizzazione.

L’identità non è più un dato permanente. ma diventa un processo di identizzazione che si costruisce e si ricostruisce nel corso della vita attraverso le facce diverse, i ruoli, le circostanze che individui e gruppi si trovano a occupare.
(Alberto Melucci)

L’identità dunque non è qualcosa di statico, di dato una volta per tutte, ma è un processo in continua evoluzione, nel quale la narrazione ha un ruolo fondamentale.

Questo processo rende le storie delle potenti leve di consapevolezza e cambiamento. Una buona storia può aiutarci a cambiare la mappa che usiamo per orientarci nel mondo, la percezione di quello che possiamo o non possiamo fare e, di conseguenza, le emozioni che proviamo.

Le storie dei nostri supereroi preferiti entrano in risonanza con le nostre.

Le loro (dis)avventure possono regalare piacevoli momenti di svago, ma possono anche aiutarci a superare momenti di difficoltà. Un caso esemplare è il fumetto Love is love, nato negli Stati Uniti da una collaborazione tra DC Comics e IDW Publishing, i cui ricavi saranno devoluti ai familiari delle vittime dell’attentato omofobo avvenuto in un nightclub di Orlando il 22 giugno 2016.

Supereroi: miti moderni

I supereroi più famosi sono nati alla fine degli anni Trenta, mentre il mondo stava precipitando nel baratro della Seconda Guerra Mondiale. Sono simboli di speranzalibertà, incarnano ciò che vorremmo essere.

Come noi, hanno personalità complesse e provano una vasta gamma di emozioni. Come noi, affrontano sfide ed ostacoli. Alcuni, attraverso le loro avventure, toccano temi difficili come il razzismo, il fanatismo, la guerra. Gli X-Men, ad esempio, incutono timore e suscitano odio perché nati diversi. Un destino che oggi accomuna molti membri della nostra società.

Batman e Superman, due tra i tanti, sono miti moderni. Batman poi ha qualcosa che lo rende ancora più vicino: è umano, proprio come noi. Nella sua lotta quotidiana contro il Male cade, viene ferito, sanguina. Ma grazie alla sua granitica forza di volontà si rialza, guarisce e torna a combattere contro l’oscurità.

Quand’era bambino, Bruce Wayne (Batman) ha assistito alla morte dei genitori, avvenuta per mano di un rapinatore. Avrebbe potuto lasciarsi sopraffare dal dolore, ma ha scelto di combattere i (suoi) mostri.

Il suo esempio ispira. Ci ricorda che, anche se la vita può essere molto dura, la differenza la fa sempre come scegliamo di reagire. La sua storia parla all’inconscio e dice che tutto dipende da come scegliamo di rispondere alle avversità che la vita ci mette davanti.

I supereroi sono archetipi, miti moderni che con le loro gesta possono aiutarci a comprendere meglio noi stessi e ad esplorare il nostro potenziale.

Applicazioni nel counseling

I fumetti dunque hanno il potere di parlare alla nostra parte più profonda e per questo possono essere inseriti con profitto in una sessione di counseling individuale o di gruppo.

Le storie che raccontano e i loro protagonisti – i supereroi – possono:

– aiutare a superare il disagio che alcune persone provano nel raccontarsi;
– fornire un modo “sicuro” per parlare di se stessi (in particolare ai più giovani);
– abbassare le difese razionali;
– favorire una connessione al sé.

Il counselor può scegliere un fumetto che affronta un tema vicino a quello portato dal cliente, assegnandogli il compito, una volta a casa, di leggerlo e riflettere. Riflessioni che potranno poi essere elaborate nella successiva sessione di counseling.

I fumetti – usati in questo modo – diventano una forma di terapia narrativa, nella quale, a un certo punto del percorso, è possibile anche invitare il cliente ad elaborare un proprio personale fumetto.

Ricapitolando, nell’ambito del counseling i fumetti possono aiutare i clienti a raggiungere insight su se stessi e sulle loro vite. Ci dicono che, anche se non possiamo indossare mantelli e girare mascherati, possiamo scegliere come affrontare i nostri problemi. :-)

 

PER APPROFONDIRE



Paolo Jedlowsky, Storie comuni, Mondadori, 2002.

Autore: Roberto Fioretto

Classe 1979, laurea in Comunicazione, dottorato di ricerca in Sociologia, master in Counseling. Lavoro in una Fondazione, dove coordino il settore Comunicazione ed Eventi Culturali. Counselor con il pallino dello sviluppo organizzativo. Osservatore appassionato dei sistemi che le persone attivano entrando in relazione. Amo esplorare le culture organizzative e considero come la parte più importante del mio lavoro mettere in contatto le persone (e me stesso) con il loro potenziale più alto. Ho ideato Counseling Post per far dialogare tre grandi passioni: comunicazione, psicologia e sociologia.

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